Gualtiero MarchesiQuello della proprietà intellettuale è un tema caldo, anche in cucina. Gualtiero Marchesi vorrebbe una sorta di diritto d’autore anche per gli chef.

Anche una pietanza è un’opera dell’ingegno, in alcuni casi una vera e propria opera d’arte e come tale andrebbe tutelata da tentativi di imitazione o veri e propri furti.

Gli ingredienti, la ricetta, la presentazione, così come anche gusto e aromi delle pietanze dovrebbero essere soggetti a tutela, con un vero e proprio “copyright”. Ne è fermamente convinto Gualtiero Marchesi, che lo scorso 13 novembre 2015 è stato protagonista alla Triennale di Milano di un insolito “processo simulato”, insieme a Guido Rossi, suo ex collaboratore.

L’oggetto del contendere era il noto Riso Oro e Zafferano, trasformato in caso studio sulla tutela del diritto d’autore in cucina.

Il processo ha chiamato a raccolta giornalisti, blogger, avvocati e vari professionisti del gusto. Come consulente tecnico d’ufficio è intervenuta la dott.ssa Cinzia Simonelli, del Centro Ricerche dell’Ente Risi Italiano.

La questione infatti è questa, alcuni hanno copiato il noto piatto dello chef, usando però il riso basmati, che nel corso del dibattimento s’è dimostrato essere del tutto inadeguato. Non solo si parla di copia quindi, ma di brutta copia.

La Corte, alla fine, ha dichiarato la validità della registrazione del piatto come marchio di forma e come disegno registrato. Il risotto di Marchesi è quindi tutelabile ai sensi dell’art. 2 n. 10 della Legge sul diritto d’autore, in quanto dotato di valore artistico.

La Corte ha inoltre giudicato Guido Rossi responsabile di contraffazione e di violazione del diritto d’autore, oltre che di concorrenza sleale. Sebbene si tratti di un processo simulato, c’è chi già scommette che questa sentenza farà storia.

Ad ogni modo è importante ed urgente iniziare a riconoscere le creazioni gastronomiche (di un certo livello), come soggette a proprietà intellettuale e quindi tutelabili.